Guardare dei ragazzi nuotare con una grazia che sembra innata e velocità elevatissime nella corsia di una piscina. Una sensazione di pace, di armonia, di bellezza. Il nuoto è bellezza. E’ l’eleganza di un gesto che si ripete ciclicamente sempre con la stessa millimetrica precisione, e che ogni volta incanta. Dietro quel gesto c’è un mondo. Di amore per l’acqua, fatica e sacrificio. Un ingranaggio complesso ed articolato che si costruisce passo dopo passo sin dall’infanzia e che trova negli allenatori le “rotelle” capaci di mandarlo avanti.

Come, è più facile a dirsi che a farsi, ma Patricia Stanton e i tecnici di Azzurra Race Team un’idea ce l’hanno. Anzi, più che un’idea un progetto di sviluppo a lungo termine con al centro loro, i ragazzi, e l’amore per questa disciplina. Costruire un rapporto simbiotico con l’acqua è possibile, ma solo se allenatori e ragazzi imparano gli uni dagli altri, se l’allenatore non fa solo il capo ma anche l’educatore, guida paziente e sapiente in un mondo frenetico in cui i giovanissimi non sono più abituati a sacrificarsi per un successo che, molte volte, si concretizza “solo” nel superare le proprie paure o i propri limiti.

Solo investendo nei ragazzi, proponendo loro un modello culturale, si potranno educare atleti con consapevolezza di sé stessi. Non dei robot, bensì degli individui che sanno guardarsi indietro per capire quanto fatto e pensare al futuro per capire cosa manca ancora. Non a caso Asia Marinelli, l’atleta di punta di Azzurra Race Team, ormai universitaria, ha recentemente risposto con una frase sibillina, quanto emblematica, a chi le chiedeva cosa la spingesse a continuare ad allenarsi tutti i giorni. “Continuerò fino a quando non sarò pienamente soddisfatta di quello che io ho dato al nuoto e che il nuoto ha dato a me”.

La commozione che Patricia lascia trasparire nel raccontarlo comunica con una forza deflagrante che la vera gioia, per un allenatore, non è la medaglia d’oro olimpica, ma riuscire a creare questo rapporto simbiotico tra gli atleti e l’acqua, e di fiducia reciproca incondizionata. Lei, giovanissima, ha lasciato la sua Australia, dove è stata una ranista di livello mondiale, per trasferirsi in Italia. Non pensava che la sua passione potesse diventare un lavoro e invece, quasi per caso, eccola a raccontare una storia che fa tappa prima in Calabria, poi in Sicilia, e infine in Umbria, nella piccola Gualdo Tadino, da dove il Race Team è partito.

E da dove è partita una ricerca teorica e pratica di altissimo profilo per proporre modelli di allenamento che spingano gli atleti a tirare fuori il meglio di loro stessi. Quest’anno è arrivata anche una svolta metodologica, si è lavorato fin da subito sulla forza e sulla velocità in acqua dedicando un po’ meno spazio ai lavori di fondo, quelli che spesso annoiano i ragazzi, e i risultati stanno dando ragione. Sono ormai diverse stagione invece che gli atleti Race Team girano l’Italia (da Genova a Catania) e l’Europa (Dublino in particolare) per confrontarsi con altri “mondi natatori”. Hanno l’opportunità di trascorrere un’intera settimana ospiti nelle famiglie dei loro colleghi, ricambiando poi il favore in Umbria, allenandosi e allacciando legami che spesso diventano indissolubili. Imparano, soprattutto, ad essere autonomi.

La ricerca di un rapporto naturale con l’acqua non procede per tutti allo stesso modo. C’è chi ce l’ha innata e chi deve lottare anni per acquisirla. Poco importa per un gruppo di allenatori – Diego, Ana, Beatrice, Maurizio e Andrea – che persegue l’obiettivo comune di costruire un percorso su misura per tutti gli atleti che scelgono di praticare il nuoto. Perché il messaggio universale arriva direttamente da Patricia: “Quando sono in acqua mi dimentico quanti anni ho, è come se nuotassi per la prima volta”.

 

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